Ieri 3 febbraio 2020 l’assegnazione della panchina d’oro 2018/2019, il ballottaggio era tra Sinisa Mihajlovic e Gian Piero Gasperini e ha vinto quest’ultimo che, al terzo anno a Bergamo, ha portato l’Atalanta in Champions League. Terzo posto, 69 punti come l’Inter, una squadra che ha brillato mostrando un grande gioco e il premio è sì, meritato.

Tralasciando la malattia, bastarda, beffarda e affrontata a testa alta, cosa ha fatto Sinisa sotto le Due Torri?

Il 28 gennaio viene annunciato come nuovo allenatore del Bologna e, all’esordio, il 3 febbraio 2019 batte l’Inter al Meazza. In 17 partite Sinisa ha totalizzato esattamente 30 punti e ha portato il Bologna dalla zona retrocessione alla parte sinistra della classifica.

Andiamo avanti?

La partenza di questa strana stagione, nonostante la lontananza forzata dalla panchina, ci consegna altri 30 punti, nono posto in classifica e una squadra che prova sempre a fare la partita, senza paura. Basta la sola presenza dell’allenatore serbo per scatenare qualcosa in più da questa squadra che si muove in simbiosi col suo allenatore, lo rispetta, lo esalta e vuole gioire insieme a lui.

Un uomo che divide per natura ha unito una città, ma non per compassione. Solo per riconoscenza. Ha trasformato questa squadra in pochi mesi, ha risollevato uno spogliatoio che stava lottando, fino a quel momento, per uscire dalla zona salvezza. Un cambiamento così repentino che ha quasi del miracoloso e Bologna sa esaltare sempre i suoi eroi.

Oltre l’allenatore (60 punti in 39 partite) ha vinto l’uomo Mihajlovic

Secondo posto nel premio Panchina d’oro e premio speciale assegnatogli dal Settore tecnico della FIGC, ma Bologna ha deciso sabato chi ha vinto la panchina d’oro, tutto uno stadio in piedi per salutare il proprio allenatore. Questo gesto semplice e spontaneo vale più di tanti riconoscimenti.

Mihajlovic panchina d'oro

di Alessandro Marzocchi