Immagino che alcuni, giustamente, potrebbero obiettare che anche l’Atalanta o il Verona giocano un buon calcio e la risposta sarebbe naturalmente affermativa ma i rossoblù felsinei hanno qualcosa in più: non vivono di una condizione ateltica strepitosa e non fanno un calcio particolarmente fisico come le due squadre sopracitate ma, al contrario, praticano sempre e solo la via del fraseggio, del palleggio, della manovra seguendo fondamentalmente due macro-principi in fase di possesso palla, la SCOMPOSIZIONE VERTICALE e la ROTAZIONE OFFENSIVA.

Noterete che i calciatori del Bologna una volta riconquistata palla, si “scompongono” su più linee, così da non essere quasi mai allineati in orizzontale.
Questa “frammentazione” serve per “rompere” le linee difensive degli avversari che devono necessariamente decidere se lasciare libero il calciatore che occupa la posizione alle loro spalle oppure “assorbirlo” con una marcatura, col rischio di lasciare vuota una posizione poi facilmente attaccabile da un altro giocatore avversario.

L’esempio lampante lo si nota nella scomposizione del centrocampo: una volta entrati in possesso palla, il Bologna quasi sempre si dispone con i tre centrocampisti in verticale, uno sopra l’altro oltre la linea del pallone per dare una traccia in avanti corta e una più profonda, così da avere più soluzioni per arrivare al tiro o per tentare di concretizzare un passaggio smarcante.

Naturalmente, questa soluzione, porta ad avere una minor copertura ma, attraverso l’aggressività e le marcature preventive della linea difensiva, la squadra riesce a mantenere una certa compattezza, anche se l’assetto difensivo comunque soffre dei tanti giocatori che partecipano attivamente alla fase offensiva, come dichiarato in più riprese da Tanjga e De Leo: questa è la mentalità, questi sono i rischi.

L’altro macro concetto riguarda la ROTAZIONE OFFENSIVA che coinvolge non solo gli attaccanti ma quasi tutti i calciatori protagonisti dello sviluppo dell’azione offensiva.

Si può notare spesso come, ad esempio Palacio, allargandosi a sinistra, permette all’esterno di entrare verso il centro occupando così il “mezzo-spazio”, lasciando poi campo libero più centralmente per un inserimento di Soriano e/o dell’interno di centrocampo in appoggio o a rimorchio (così arrivano le occasioni di Svanberg venerdì all’Olimpico).

La ROTAZIONE OFFENSIVA coinvolge anche i calciatori nella fase transitiva e non è un caso isolato vedere un giocatore d’attacco occupare una posizione difensiva per aver seguito un taglio di un avversario e la transizione attiva riparte con gli interpreti invertiti nelle posizioni di campo ma consapevoli delle mansioni del compagno: ecco che un Orsolini si trova più basso di Tomyiasu ma poi il giapponese attacca per primo la profondità con il numero 7 che arriverà a rimorchio o a sostegno.

Tutti i calciatori sono quindi consapevoli e a conoscenza delle mansioni dei compagni così da non perdere fluidità e intraprendenza quando c’è da rilanciare l’azione.

Poche squadre riescono in questo intento e naturalmente conta anche la capacità degli avversari nel limitare questa attitudine del Bologna ma i rossoblù sono fra le poche squadre che non prendono particolari contromisure in relazioni all’avversario: gioca il suo calcio sempre e comunque ed è spesso depositaria del proprio destino, episodi a parte naturalmente che, nel calcio, sappiamo essere condizionanti nel singolo match, meno nel lungo periodo.

La pazienza e la resilienza, usando un termine tanto caro allo staff tecnico del Bologna, sono alla base di questo percorso: bravi loro a crederci e a migliorare una rosa che nel complesso ha un valore medio nel nostro campionato ma che, allenata così, sta rendendo al massimo delle sue potenzialità ed è l’unico aspetto in cui siamo paragonabili al Verona o all’Atalanta.

Queste tre squadre stanno facendo un campionato al limite della loro reale forza ma il Bologna, se anche dovesse calare sotto l’aspetto fisico e atletico, potrà rifugiarsi comunque nella manovra, nelle idee di gioco, le altre meno essendo le stesse maggiormente dipendenti da una fisicità e da un atletismo quasi al limite.

Tosco Made in Bo

staff bfc