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ESCLUSIVA – Gazzoni: “Calciopoli? Temo il fuoco amico del Bologna”

27 Giugno 2014
ESCLUSIVA – Gazzoni: “Calciopoli? Temo il fuoco amico del Bologna”

Nel corso dell’ultima puntata di Nando Sport l’ex presidente rossoblù Giuseppe Gazzoni è stato ospite negli studi di Radio International Bologna. Un Gazzoni sospeso tra passato e presente, tra quello che ha fatto e subito quando era alla guida del Bologna e quello che sta facendo il suo successore Albano Guaraldi: “Non ho visto i conti del Bologna attuale e non li voglio neanche vedere, sono cose che vanno chieste a lui“. Poi si passa a ciò che fu: “Perchè entrai nel Bologna? Fui chiamato da Gnudi per vedere se si potevano mettere insieme l’iniziativa privata e le cooperative per salvare il Bologna. Perchè il problema è che quando una squadra viene retrocessa, retrocede tutta la città. Dopo il primo anno di C con la promozione sfumata e la mia scelta di candidarmi alle elezioni amministrative, le Coop vollero uscire dal Bologna. E allora andammo avanti noi. Come ottenemmo i risultati della famosa cavalcata verso la serie A? In C facemmo una squadra da B e in B una squadra da A: solo così si può vincere“. Una definizione per alcuni tra i giocatori più rappresentativi che ha avuto: “Andersson e Kolyvanov? Fantastici, la traversa trema ancora. Paramatti? Un grande. Antonioli? Bravissimo. Signori? Un artista: mi disse che segnava i rigori da fermo perchè il portiere prima del tiro buttava sempre uno sguardo verso l’angolo in cui si sarebbe tuffato. Fontolan? Simpatico. Ingesson? Una roccia. Binotto? Il Beckham italiano lo definirono. Nervo? L’unica vera scelta che feci io, lo prendemmo a zero dal Mantova che fallì, aveva un attaccamento alla maglia incredibile. Perchè presi Roberto Baggio? Volevo portare il Bologna a livelli alti. Lui guadagnava 1 milione di euro e il cartellino costò 2,5: una sciocchezza per un giocatore di quel livello. Non avvisai dell’operazione Ulivieri che mi disse che con lui saremmo retrocessi. Ci ha dato un tale prestigio e una qualità incredibili. A fine allenamento prendeva le sagome di legno, 50 palloni e per 50 volte li metteva al sette. Spero non vada ad allenare la Nazionale, è difficilissimo. Le contestazioni a me? Col passare degli anni, anche per stanchezza, spendemmo meno. Ma non smantellammo. Addirittura eravamo in trattativa con gli imprenditori proprietari del circuito di Shanghai. Quando poi non sopportai più le contestazioni, mi feci da parte e lasciai a Cipollini. Nel 2005, comunque, non avevamo una squadraccia, retrocedemmo per altri motivi. Io non sapevo di Calciopoli, ma sapevo della Reggina, del fatto che presentarono fideiussioni tarocche per iscriversi. Quella vicenda però non è finita in prescrizione“. Doloroso il capitolo relativo a Calciopoli: “Zeman? Fu Giraudo a sconsigliarmelo. Nel mondo del pallone Luciano Moggi è stato un uomo competente ma ha voluto esagerare, controllava il calcio sotto tutti i punti di vista, dagli arbitri ai calciatori attraverso il figlio. La Fiorentina?  Moggi, salvando la Fiorentina ha penalizzato, qualcun altro, nella fattispecie il Bologna. Le sentenze? Nel processo penale di Calciopoli Giraudo è stato condannato anche in appello; Moggi è stato condannato con rito ordinario in appello, ma hanno tenuto fuori la Juventus. Nell’ultimo appello la sentenza ha precisato che le società non hanno subito danno da Calciopoli. Ma su questo ci siamo rivolti alla Cassazione e aspettiamo. Il problema vero ora è il fuoco amico: ritengo che Victoria abbia avuto danni diretti patrimoniali da Calciopoli, il Bologna invece solo di gestione. Non vorrei che finisse in una battaglia di fuoco amico. Se la Cassazione ci darà ragione ci troveremmo, sia il Bologna che noi, a vantare diritti di tipo diverso. Qualche tempo fa a Guaraldi dissi che si poteva fare un’azione insieme, ma lui non ne ha voluto sapere: abbiamo subito danni diversi, il Bologna ha pagato a livello di immagine, Victoria ha pagato e basta“.

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