Radio Nettuno

ESCLUSIVA – Mazzanti: “Intanto in sella ci resto anche nel 2013”

30 Ottobre 2012

Trentotto anni e non sentirli. O meglio sentirli forse sì, ma facendo finta che siano qualcuno di meno. Luca Mazzanti, alfiere della Farnese Vini, una dei team del ciclismo di casa nostra più forti, prova a raccontarsi e a raccontare come si può dopo 15 anni di professionismo avere ancora voglia di salire in bicicletta: “E’ la passione – spiega ai microfoni di Radio International Bologna – solo quella ti dà la forza di pedalare. In più ho avuto la fortuna di correre in un team che mi ha dato un ruolo ben preciso: essere un capitano vecchio stile, uno di quelli che in gara quando l’ammiraglia non può suggerirti che fare, ha l’esperienza per dare le indicazioni ai propri compagni soprattutto a quelli più giovani. Il merito è del nostro direttore Luca Scinto che tanta fiducia ripone in me. Detto questo, ho un contratto per un altro anno poi si vedrà. Nel mio futuro cosa vedo? Ne abbiamo già parlato: l’idea è quella di fare il salto dalla bici all’ammiraglia. Quando, lo vedremo“. La Farnese Vini il prossimo anno perderà Pozzato (ha firmato con la Lampre) e il promettente Andrea Guardini (ingaggiato dalla Astana) ma non rinuncerà alla sua vocazione di squadra scopri-talenti. “Il prossimo anno punteremo molto su Matteo Rabottini, soprattutto per il Giro d’Italia. Io non so se ci sarò alla corsa rosa, decideremo con il team, a 39 anni (li compirà ai primi di febbraio, ndr) le gare a tappe si sentono molto“. Negli ultimi mesi è stato il doping a far parlare molto di ciclismo e Mazzanti non si sottrae all’argomento: “Credo che la vicenda Armostrong sia incredibile: non avrebbe potuto sfuggire a tutti quei controlli senza coperture, ma sono convinto che nei prossimi mesi verranno fuori tutte le responsabilità dell’UCI. Una gran parte della mia carriera io l’ho corsa negli anni di Lance e qualche rammarico viene: forse se io andavo più piano altri, era per qualche motivo ben preciso e non solo perchè erano più forti. Ma ora non ha senso stare a chiederselo, sono contento di quello che ho fatto. Com’è ora la situazione nel ciclismo? Dal 2008 con l’introduzione del passaporto biologico penso sia quasi impossibile fare i furbi, comunque è giusto continuare a stare attenti. I controlli? Io stesso ne ricevo a casa cinque o sei l’anno, i campioni, quelli alla Contador, a decine. Ripeto, è difficile fare i furbi“. Intanto passano gli anni e Mazzanti è ancora l’unico ciclista bolognese nei pro. “Dispiace anche a me, speriamo nei prossimi anni possa arrivare qualcuno: mi hanno parlato di Lorenzo Fortunato, un giovane classe ’96 che negli allievi quest’anno ha vinto 13 gare. Ma è presto, bisogna lasciarlo crescere“. Sono tante le gare corsa da Mazzanti in carriera ma la più dura resta in assoluto il Giro dell’Emilia. “Lo dico sempre ad Amici: il Colle della Guardia basta farlo tre volte, cinque è troppo. Poi alla fine arrivano solo in venti e non è bello. La corsa di più fascino? La Liegi-Bastogne-Liegi, è stupenda”. L’ultimo ricordo di Luca è per qualcuno che non c’è più: Marco Pantani. “Non ne ho mai parlato pubblicamente perchè sono in tanti ad aver parlato. Forse troppi. Quando è scomparso sembrava che tutti gli fossero amici, che tutti lo conoscessero, ma non era così. Io ci ho corso contro ma l’ho anche avuto come compagno di squadra alla Mercatone Uno nel 2002: dico solo che lui odiava Armostrong e le cose che sono saltate fuori ora, lui le diceva già dieci anni fa. Solo che tutti dicevano che era paranoico. Marco era una campione assoluto, il più forte scalatore che abbia mai visto. E umanamente aveva un cuore grande così“.

m. m.

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