Radio Nettuno

Basket – Bocchino: “In allenamento più cura a tiro e passaggio”

20 Novembre 2013
Basket – Bocchino: “In allenamento più cura a tiro e passaggio”

Antonio Bocchino, allenatore della Nazionale maschile Under 16 di Pallacanestro, è stato a Bologna nei giorni scorsi nell’ambito del Progetto Azzurri ed ha partecipato alla trasmissione “Scusate l’interruzione”.

Che cosa è il Progetto Azzurri? “Un’idea di Andrea Capobianco nata due anni fa e che in questa stagione è stato ampliato con i Centri Tecnici Federali. L’obiettivo è dare la possibilità ai ragazzi di confrontarsi in un’ambiente ideale rispettando, però, il lavoro fatto dai club. Il Progetto Azzurri mira a lavorare direttamente sul territorio, a scoprire nuovi giocatori futuribili e a vedere i miglioramenti di quelli che già conosciamo“.

Partiamo dai due ruoli base e cioè play e pivot? “Ci sono in Italia giocatori di talento anche se non abbiamo visto un altro Gallinari. Fisicamente siamo allo stesso livello delle migliori nazioni europee. Sotto canestro qualcosa c’è, anche se non ce ne sono tantissimi. Per il play si ragiona di giocatori versatili, spesso ad un play viene affiancato un play-guardia; l’importante è che ogni regione possa produrre un buon piccolo, cioè un giocatore che tecnicamente sappia fare tutto“.

Gli italiani gioco poco in serie A: il tuo pensiero? “L’importante è che i giovani giocatori capiscano che devono migliorarsi giorno dopo giorno per battere nella competizione gli stranieri; dovrebbe essere uno stimolo la concorrenza, non un ostacolo. I ragazzi devono mettere la tecnica nel gioco, cioè conoscere i fondamentali ed utilizzarli all’interno della velocità del gioco d’oggi“.

Meglio giocare 15′ a partita in Gold/Silver o non giocare quasi mai in serie A, ma allenandosi con i migliori? “Dipende molto dal grado di maturazione tecnica e anche dalla testa del ragazzo; è una differenza molto sottile e la scelta più giusta la può fare solo la società in accordo col giocatore“.

La pallacanestro italiana giovanile sta andando avanti a tre velocità, con le società migliori che sono troppo poche rispetto al movimento in toto? “Non si capisce perchè i ragazzi oggi giochino in due o tre campionati, invece di concentrarsi di più sugli allenamenti. Io credo che si cresca solo con gli allenamenti, mentre la partita deve essere lo sviluppo pratico di quanto imparato in allenamento. Un giovane deve uscire dal settore giovanile sapendo fare tutto, poi, quando s’è formato, verrà indirizzato tecnicamente, per esempio, per un esterno, come penetratore oppure tiratore“.

Il fondamentale del passaggio è veramente carente in Italia? “Senza ombra di dubbio, ma sottolinerei che si tira anche poco durante gli allenamenti; abbiamo pessime percentuali, come Nazionali Giovanili, sia nel tiro da fuori che nel tiro libero e non credo sia un caso“.

s.m.

Ti piace questo articolo? Condividilo!