Radio Nettuno

ASD e Agenzia delle Entrate: il punto con la Dott.ssa Saccaro

18 Ottobre 2012

Associazioni sportive dilettantistiche. Un mondo variegato e difficile da analizzare. Oggi, in collaborazione con la Dottoressa Commercialista Marta Saccaro, abbiamo fatto il punto all’interno della trasmissione “Scusate l’interruzione”.
Fino a poco tempo fa le società sportive non erano mai state visitate dallo Stato. Le motivazioni sono due: è un settore che in passato non era mai stato controllato e la seconda è che l’Agenzia delle Entrate sta cercando di recuperare risorse in tutto il territorio nazionale. Il controllo deve essere il deterrente per fare le cose per bene e non uno spauracchio. Nel tempo i dirigenti sportivi hanno conosciuto le regole base a cominciare dallo statuto che deve essere registrato e democratico. E’ necessaria un’affiliazione ed un’iscrizione al registro del CONI. Da alcuni anni ci sono tre categorie di soggetti ben distinte: le A.S.D. non riconosciute, quelle riconosciute di personalità giuridica e poi ci sono le srl sportive dilettantistiche come quella che fece il Sig. Sacrati con la Fortitudo. L’80% delle società sportive italiane sono dilettantistiche, quindi un numero rilevante di soggetti che, nelle prossime settimane, dovranno poi anche rispondere al questionario nazionale dell’ISTAT“.
Poi, la dottoressa Saccaro ha, così, proseguito: “Il mondo dello sport ha delle agevolazioni fiscali importanti. Ricordo, inoltre, che il tesserato CONI o UISP non è automaticamente socio, mentre lo sono tutti quelli che frequentano corsi e pagano delle quote“.
Non è troppo complicato seguire fiscalmente una società sportiva? “Sicuramente. Per gestirla ci vuole sempre l’aiuto di un consulente e non è giusto. Lo sport dilettantistico è un soggetto molto etorogeneo ed è dificile fare una norma che possa andare bene a tutti. Lo sport vive di sponsorizzazioni, altrimenti non si potrebbero disputare i campionati. Ultimamente gli sponsor sono sempre più merce rara e sono tanti quelli che chiudono l’attività perchè economicamente non ce la fanno. Se abbassiamo anche la detraibilità alle famiglie dei costi dei corsi, vuol dire pugnalare ulteriormente lo sport, perchè fare sport sarebbe, secondo me, funzione dello stato, non dei dirigenti dopolavoristi“.
Ultimamente ci sono stati molti controlli e tanti ricorsi: “In generale non c’è molta cultura sulla materia. Alcuni contenziosi sono nati per degli equivoci e anche l’agenzia delle entrate non è sempre a conoscenza di tutte le norme. Nel tempo gli impiegati si stanno facendo una cultura sull’argomento e, quindi, i margini d’errore si stanno assottigliando. Difficile quantificare il ritorno di una sponsorizzazione in un mondo variegato come quello dilettantistico. Sarebbe auspicabile prevenire, invece che controllare dopo e cioè sarebbe d’uopo realizzare con l’Agenzia un canale preventivo di verifica delle possibilità, per esempio, di fare contratti; ci vorrebbero dei paletti chiari“.
s.m.

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